Ehhh ... Già!!!
Nasce Oliva Rosa
"Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile"
San Francesco d'Assisi
Sei separata o ti stai separando?
Ora che non sei più “moglie” hai voglia di ricotruirti un'identità e non sai dove partire?
Stai cambiano il tuo “piano di vita”?
Esci dal tuo guscio!
Insieme, proprio come l'olio, riusciremo a stare a galla!
San Francesco d'Assisi
Sei separata o ti stai separando?
Ora che non sei più “moglie” hai voglia di ricotruirti un'identità e non sai dove partire?
Stai cambiano il tuo “piano di vita”?
Esci dal tuo guscio!
Insieme, proprio come l'olio, riusciremo a stare a galla!
venerdì 24 agosto 2012
martedì 7 agosto 2012
Quando finisce un amore
Carissima Oliva Rosa,
riflettiamo su come, quando si vive la fine di un amore ed ancor più di un matrimonio, si sia poco disposte a proteggere se stesse dagli attacchi della sfiducia, della delusione, e della sofferenza.
Un amore finisce e subito ci si interroga sui propri errori , sulle bugie dell’altro sulla sfortuna sempre in agguato, sulle mosse possibili per recuperarlo.
E ci si abbandona allo sconforto.
Ma è proprio nei momenti difficili che bisognerebbe rinforzare il proprio io mentre in genere si indulge in idee punitive e ci si sente sconfitte e sbagliate.
Dunque sono costretta a ricordarvi che l’autostima è una cosa seria, ma soprattutto che non la si riceve in dono una volta per tutte.
Va costruita, alimentata, protetta.
Ci sono periodi nei quali brilla di luce propria ed altri nei quali richiede attenzione e sostegno ...
ed è proprio x questo che è nata e c'è, per noi tutte, Oliva Rosa!
riflettiamo su come, quando si vive la fine di un amore ed ancor più di un matrimonio, si sia poco disposte a proteggere se stesse dagli attacchi della sfiducia, della delusione, e della sofferenza.
Un amore finisce e subito ci si interroga sui propri errori , sulle bugie dell’altro sulla sfortuna sempre in agguato, sulle mosse possibili per recuperarlo.
E ci si abbandona allo sconforto.
Ma è proprio nei momenti difficili che bisognerebbe rinforzare il proprio io mentre in genere si indulge in idee punitive e ci si sente sconfitte e sbagliate.
Dunque sono costretta a ricordarvi che l’autostima è una cosa seria, ma soprattutto che non la si riceve in dono una volta per tutte.
Va costruita, alimentata, protetta.
Ci sono periodi nei quali brilla di luce propria ed altri nei quali richiede attenzione e sostegno ...
ed è proprio x questo che è nata e c'è, per noi tutte, Oliva Rosa!
domenica 8 luglio 2012
FIORI DA CALPESTARE
LA LUNA E’ ALTA NEL CIELO,
UNA VIVIDA LUCE ILLUMINA LA NOTTE
UNO STRANO PRESENTIMENTO MI TURBA.
LE TEMPIE PULSANO.
LE MANI TREMANO,
L’ATTESA SI FA SPASMODICA.
ALL’IMPROVVISO UN RUMORE DI PASSI SI AVVICINA:
“FINALMENTE … SEI ARRIVATA!”
HA GLI OCCHI GONFI DI PIANTO.
LEI URLA
”TI ODIO.”
E FUGGE ...
"ASPETTA, ASPETTA … ASCOLTA"
UN’ARIDA TRISTEZZA MI OPPRIME:
PER LA PRIMA VOLTA HO TRADITO.
VEDERE UNA DONNA PIANGERE E’ SCONVOLGENTE.
MA PERCHE’ NOI UOMINI SIAMO SEMPRE IN CERCA DI “FIORI” DA CALPESTARE?
(dal web Fernando)
UNO STRANO PRESENTIMENTO MI TURBA.
LE TEMPIE PULSANO.
LE MANI TREMANO,
L’ATTESA SI FA SPASMODICA.
ALL’IMPROVVISO UN RUMORE DI PASSI SI AVVICINA:
“FINALMENTE … SEI ARRIVATA!”
HA GLI OCCHI GONFI DI PIANTO.
LEI URLA
”TI ODIO.”
E FUGGE ...
"ASPETTA, ASPETTA … ASCOLTA"
UN’ARIDA TRISTEZZA MI OPPRIME:
PER LA PRIMA VOLTA HO TRADITO.
VEDERE UNA DONNA PIANGERE E’ SCONVOLGENTE.
MA PERCHE’ NOI UOMINI SIAMO SEMPRE IN CERCA DI “FIORI” DA CALPESTARE?
(dal web Fernando)
giovedì 5 luglio 2012
E su "Il Vostro Quotidiano" si parla anche di Oliva Rosa
Separazioni, affidi e disagi economici - Scende in campo la rete di associazioni
"Il progetto, sperimentato in Brianza, potrebbe fare da apripista a livello nazionale. Nella rete non solo i padri separati, i cosiddetti nuovi poveri, ma anche tante mamme, nonni e persone in difficoltà economiche alla ricerca di un lavoro e di una nuova vita. Obiettivo: salvaguardare la famiglia in tutti i suoi aspetti" di Laura Marinaro
MILANO – La separazione, i figli, i disagi economici, i problemi legati all’affido e alle cause dei minori. Tutti problemi devastanti per la vita di una famiglia che spesso, nelle difficoltà delle istituzioni, le associazioni sostengono. Ed è proprio una rete di associazioni che si occupano della famiglia quella costituita a Monza. Promotori sono i volontari del sodalizio CresciAmo Insieme, che insieme a Figli Liberi, Papà Separati Lombardia e l’Arca di Noè, gestiscono lo sportello istituito in collaborazione con l’ex assessorato alle pari opportunità dal nome evocativo “Separamandosi”.
NON SOLO PADRI SEPARATI – E nella rete non solo i padri separati, i cosiddetti nuovi poveri, ma anche tante mamme, nonni e persone in difficoltà economiche alla ricerca di un lavoro e di una nuova vita. «Quello che vogliamo fare è davvero aiutare le persone bisognose di risolvere problemi che normalmente non è facile accollarsi per un’istituzione – ha spiegato Daniela Greco, avvocato civilista e presidente di CresciAmo insieme – noi mettiamo a disposizione volontariamente la nostra esperienza di avvocato, psicologa, consulente del lavoro e insieme ai volontari ascoltiamo e dialoghiamo con le istituzioni». Tante sono le storie affrontate dal tema da tutti i punti di vista, prima di tutto con l’ascolto e la consulenza allo sportello (attivo ogni mese 4 martedì pomeriggio in piazza Carducci e un mercoledì sera alla casa del Volontariato di via Correggio), ma anche con l’approfondimento di temi come la ricostruzione psicologica dell’identità di chi si separa, i figli e la bigenitorialità, la mediazione familiare e la stessa costituzione della coppia che diventa poi famiglia. «Abbiamo organizzato diversi incontri e ne faremo altri – ha aggiunto la psicologa Annalisa Orsenigo esperta del Tribunale dei Minori – da noi arrivano casi di violenza domestica, ma anche di gestione dell’handicap, ragazze madri e padri disperati perché non riescono a fare i padri e molte sono le straniere non solo extracomunitarie».
UNA STORIA - Alida è equadoregna. Lei è arrivata in Italia 12 anni fa a seguito di una parente e 12 anni fa si è innamorata di un brianzolo. «Tutto andava bene, è nato anche un meraviglioso bambini che ora ha 5 anni – ha raccontato – fino a che lui mi ha lasciata per un’altra e io sono rimasta senza casa, e senza anche lavoro. Io faccio di tutto per far vedere sempre il bambino a suo padre, ma mi sono rivolta allo sportello sia perché adesso ho anche perso il lavoro di badante che avevo, perché sono morti gli anziani che assistevo e ho bisogno di un aiuto concreto, ma anche perché il mio ex non vuole che il bambino conosca i nonni in Equador: allo sportello ho trovato quel sostegno che le istituzioni non mi hanno dato».
E nella rete è entrata anche l’associazione di ("donne e" n.d.r.) mamme separate di Monza Oliva Rosa che aiuta le donne sole con figli a rimettersi “in circolo e in gioco” con tante iniziative e raccoglie le storie delle più sfortunate. «Noi ci concentriamo sui sentimenti e sui risvolti sociali che una neo-separata si ritrova, a suo malgrado e con sua sorpresa, a fronteggiare – ha spiegato Elena Gualerzi – oggi si parla molto dei padri ed è vero che la maggior parte di loro soccombe ("che alcuni di loro sono in difficoltà" n.d.r.), ma il trauma è anche per noi e noi vogliamo superarlo insieme ai nostri ex e ai nostri bambini».
Un esempio: Ilaria aveva 33 anni, aspettava il terzo figlio e con suo marito Luca andava tutto felicemente. Oggi ha 37 anni, lei e Luca si sono separati 2 anni e mezzo fa. «Cosa è successo in questi 3 anni? Il mondo ha tremato, il mio universo è imploso ed esploso, la mia vita è totalmente cambiata …»
http://www.ilvostro.it/sociale/separazioni-affidi-e-disagi-economici-scende-in-campo-la-rete-di-associazioni/42017/
"Il progetto, sperimentato in Brianza, potrebbe fare da apripista a livello nazionale. Nella rete non solo i padri separati, i cosiddetti nuovi poveri, ma anche tante mamme, nonni e persone in difficoltà economiche alla ricerca di un lavoro e di una nuova vita. Obiettivo: salvaguardare la famiglia in tutti i suoi aspetti" di Laura Marinaro
Non solo padri separati, la rete di associazioni si occupa di mamme, nonni e persone disagiate
MILANO – La separazione, i figli, i disagi economici, i problemi legati all’affido e alle cause dei minori. Tutti problemi devastanti per la vita di una famiglia che spesso, nelle difficoltà delle istituzioni, le associazioni sostengono. Ed è proprio una rete di associazioni che si occupano della famiglia quella costituita a Monza. Promotori sono i volontari del sodalizio CresciAmo Insieme, che insieme a Figli Liberi, Papà Separati Lombardia e l’Arca di Noè, gestiscono lo sportello istituito in collaborazione con l’ex assessorato alle pari opportunità dal nome evocativo “Separamandosi”.
NON SOLO PADRI SEPARATI – E nella rete non solo i padri separati, i cosiddetti nuovi poveri, ma anche tante mamme, nonni e persone in difficoltà economiche alla ricerca di un lavoro e di una nuova vita. «Quello che vogliamo fare è davvero aiutare le persone bisognose di risolvere problemi che normalmente non è facile accollarsi per un’istituzione – ha spiegato Daniela Greco, avvocato civilista e presidente di CresciAmo insieme – noi mettiamo a disposizione volontariamente la nostra esperienza di avvocato, psicologa, consulente del lavoro e insieme ai volontari ascoltiamo e dialoghiamo con le istituzioni». Tante sono le storie affrontate dal tema da tutti i punti di vista, prima di tutto con l’ascolto e la consulenza allo sportello (attivo ogni mese 4 martedì pomeriggio in piazza Carducci e un mercoledì sera alla casa del Volontariato di via Correggio), ma anche con l’approfondimento di temi come la ricostruzione psicologica dell’identità di chi si separa, i figli e la bigenitorialità, la mediazione familiare e la stessa costituzione della coppia che diventa poi famiglia. «Abbiamo organizzato diversi incontri e ne faremo altri – ha aggiunto la psicologa Annalisa Orsenigo esperta del Tribunale dei Minori – da noi arrivano casi di violenza domestica, ma anche di gestione dell’handicap, ragazze madri e padri disperati perché non riescono a fare i padri e molte sono le straniere non solo extracomunitarie».
UNA STORIA - Alida è equadoregna. Lei è arrivata in Italia 12 anni fa a seguito di una parente e 12 anni fa si è innamorata di un brianzolo. «Tutto andava bene, è nato anche un meraviglioso bambini che ora ha 5 anni – ha raccontato – fino a che lui mi ha lasciata per un’altra e io sono rimasta senza casa, e senza anche lavoro. Io faccio di tutto per far vedere sempre il bambino a suo padre, ma mi sono rivolta allo sportello sia perché adesso ho anche perso il lavoro di badante che avevo, perché sono morti gli anziani che assistevo e ho bisogno di un aiuto concreto, ma anche perché il mio ex non vuole che il bambino conosca i nonni in Equador: allo sportello ho trovato quel sostegno che le istituzioni non mi hanno dato».
E nella rete è entrata anche l’associazione di ("donne e" n.d.r.) mamme separate di Monza Oliva Rosa che aiuta le donne sole con figli a rimettersi “in circolo e in gioco” con tante iniziative e raccoglie le storie delle più sfortunate. «Noi ci concentriamo sui sentimenti e sui risvolti sociali che una neo-separata si ritrova, a suo malgrado e con sua sorpresa, a fronteggiare – ha spiegato Elena Gualerzi – oggi si parla molto dei padri ed è vero che la maggior parte di loro soccombe ("che alcuni di loro sono in difficoltà" n.d.r.), ma il trauma è anche per noi e noi vogliamo superarlo insieme ai nostri ex e ai nostri bambini».
Un esempio: Ilaria aveva 33 anni, aspettava il terzo figlio e con suo marito Luca andava tutto felicemente. Oggi ha 37 anni, lei e Luca si sono separati 2 anni e mezzo fa. «Cosa è successo in questi 3 anni? Il mondo ha tremato, il mio universo è imploso ed esploso, la mia vita è totalmente cambiata …»
http://www.ilvostro.it/sociale/separazioni-affidi-e-disagi-economici-scende-in-campo-la-rete-di-associazioni/42017/
domenica 1 luglio 2012
Quale colpa si può imputare a chi subisce le decisioni di altri?
Olivette Rosa ... ma se ci pensassero davvero ... ad
"Una donna o un uomo abbandonata/o, che ha creduto nel matrimonio, perché dovrebbe vedersi negato un sacramento importante come quello dell’eucarestia.
Quale colpa si può imputare a chi subisce le decisioni di altri?"
Peggio divorziati che assassini? Sembrerebbe che per la Chiesa la risposta sia affermativa. Tra i dieci comandamenti ricordavo il NON UCCIDERE. Certo esiste il pentimento, e la Chiesa accoglie i pentiti. Ma credo che questa sia solo ipocrisia. Chi divorzia viene meno ad un giuramento professato davanti a Dio, ma anche questo peccato, se così può essere chiamato, dovrebbe poter essere perdonato. Un credente deve poter conservare il diritto a far parte pienamente della propria comunità religiosa. Deve poter vedere la propria parrocchia come un punto di riferimento e non luogo dove essere additato come un appestato.
Il matrimonio si poggia soprattutto sul valore della fedeltà. E dunque, forse ingenuamente, credo che anche a chi viene meno a questa promessa dovrebbe essere preclusa la comunione. Anche di fronte a chi confessa la propria infedeltà il sacerdote dovrebbe impedire il sacramento in questione.
Se i divorziati, per riprendere le parole del Pontefice, vivono pienamente nella Chiesa, perché vietar loro il ruolo di madrina e padrino? Anche il ruolo di guida religiosa non può essere da loro assunta. Ma magari potrebbero svolgere questo compito molto meglio di chi ne ignora il vero significato. La Chiesa dovrebbe diffondere la parola di Cristo, essere una guida per i fedeli, essere un punto di riferimento per i bisognosi. Dovrebbe svestire i panni d’intransigente giuria!
"Una donna o un uomo abbandonata/o, che ha creduto nel matrimonio, perché dovrebbe vedersi negato un sacramento importante come quello dell’eucarestia.
Quale colpa si può imputare a chi subisce le decisioni di altri?"
Il divorzio e l’ipocrisia della Chiesa Postato da Rosaria Petrella
Peggio divorziati che assassini?
Un articolo di un ben noto settimanale italiano mi ha fatto riflettere su una questione spinosa come quella del divorzio, o meglio dell’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei divorziati. La posizione ufficiale è netta: chi ha divorziato e si è risposato non può essere assolto e fare la comunione, a differenza di chi è solo separato o anche divorziato. Ma esiste anche un’altra realtà, quella dei preti che negano l’eucarestia a chi è solo separato. Durante una recente visita milanese il papa ha dichiarato: “Ai divorziati risposati dobbiamo dire che la Chiesa li ama, devono vederlo e sentire che realmente facciamo il possibile per aiutarli. Anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’eucarestia, vivono pienamente nella Chiesa”.
Devono vederlo e sentire che realmente facciamo il possibile per aiutarli. Ma il divorzio non è certo una malattia da curare. Pur credendo fermamente all’istituzione del matrimonio, al fin che morte non vi separi, non posso non pensare alle tante persone che il divorzio non lo desiderano, ma lo subiscono. La vita può allontanare, si possono prendere decisione senza curarsi della persona a cui si è giurato di stare accanto in ogni situazione. Una donna o un uomo abbandonata/o, che ha creduto nel matrimonio, perché dovrebbe vedersi negato un sacramento importante come quello dell’eucarestia. Quale colpa si può imputare a chi subisce le decisioni di altri?Peggio divorziati che assassini? Sembrerebbe che per la Chiesa la risposta sia affermativa. Tra i dieci comandamenti ricordavo il NON UCCIDERE. Certo esiste il pentimento, e la Chiesa accoglie i pentiti. Ma credo che questa sia solo ipocrisia. Chi divorzia viene meno ad un giuramento professato davanti a Dio, ma anche questo peccato, se così può essere chiamato, dovrebbe poter essere perdonato. Un credente deve poter conservare il diritto a far parte pienamente della propria comunità religiosa. Deve poter vedere la propria parrocchia come un punto di riferimento e non luogo dove essere additato come un appestato.
Il matrimonio si poggia soprattutto sul valore della fedeltà. E dunque, forse ingenuamente, credo che anche a chi viene meno a questa promessa dovrebbe essere preclusa la comunione. Anche di fronte a chi confessa la propria infedeltà il sacerdote dovrebbe impedire il sacramento in questione.
Se i divorziati, per riprendere le parole del Pontefice, vivono pienamente nella Chiesa, perché vietar loro il ruolo di madrina e padrino? Anche il ruolo di guida religiosa non può essere da loro assunta. Ma magari potrebbero svolgere questo compito molto meglio di chi ne ignora il vero significato. La Chiesa dovrebbe diffondere la parola di Cristo, essere una guida per i fedeli, essere un punto di riferimento per i bisognosi. Dovrebbe svestire i panni d’intransigente giuria!
mercoledì 27 giugno 2012
Le Olive Rosa per gli Azzurri
Domani ... Giovedì 28 Giugno a partire dalle 20.00 e sino alle 2.00 (se resistiamo ;-) al St. George Premier ...Viale Vedano n° 7, 20900 a Monza
il Saint George Premiere in Collaborazione con Oiva Rosa ... ci aspetta per festeggiare insieme l'Estate che finalmente sembra essere arrivata e salutarci con un abbraccio prima delle vacanze!
Un aperitivo tutto per noi, quindi accompagnato da ottima musica e divanetti "comodi comodi" dove chiacchierare tra donne, il tutto in una cornice bellissima come quella del parco di Monza, una serata ... sotto le stelle!
Per voi e per i vostri amici ... non proccupatevi che Giovedì gli Azzurri li tifiamo anche in ... Rosa!
Al Garden del Saint George si può anche cenare a buffet, con tavolo riservato ... a 20 euro compresa ancche 1 consumazione ... Davanti alla Partita!!! ... e comunque, guardarla se lo si desidera!!!
Oliva Rosa il 7 Maggio ha compiuto 1 ANNO, una grande occasione da festeggiare tutte insieme!
Al Garden del Saint George si può anche cenare a buffet, con tavolo riservato ... a 20 euro compresa ancche 1 consumazione ... Davanti alla Partita!!! ... e comunque, guardarla se lo si desidera!!!
Oliva Rosa il 7 Maggio ha compiuto 1 ANNO, una grande occasione da festeggiare tutte insieme!
martedì 26 giugno 2012
Associazione Genitori soli: Vogliamo dire la nostra!
La vita della madre sola è una invisibile e spesso silenziosa corsa ad ostacoli nella quale ci si autoelimina dal gioco prima di essere eliminate. Perché i ritmi degli altri e i propri non sono mai in sincronia. Perché si marcia a velocità diverse ...
In seguito alla pubblicazione, da parte dell'Istat,
della Relazione Divorzi e Separazioni 2011:
http://www.genitorisoli.it/notizie.asp?id=456
A chi dice che in Italia esiste una legge che tutela solo le donne dopo la separazione, vorremmo rispondere coi dati appena pubblicati da una fonte accreditata e certa , l'Istat, Relazione Divorzi e separazioni 2011e altri dati pubblicati dalla Caritas italiana .
<<Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. Solo due anni prima (2007) le separazioni con assegno al coniuge erano il 27,1%, un po’ più di 1 su 4. Va detto che, nella serie storica dal 2000 a oggi il 2007 è stato l’anno di punta.
Se
si guardano le diverse aree geografiche si vede un cambiamento negli ultimi tre
anni: il Nord Est è passato dal 22% di assegni al coniuge del 2007 al 16,6% del
2009; il Nord Ovest dal 22% al 17,3%, il Centro dal 30,7% al 22,2%, i! l Sud dal
34,6% al 28,1, le isole dal 31,3% al 25,3. I numeri diminuiscono ulteriormente
con il divorzio: quelli che si concludono con un assegno al coniuge (di solito
alla moglie) erano il 15% nel 2007, il 13,3% nel 2008 e il 12,8% nel 2009. Poco
più di 1 su 10.>>
Inutile commentare il dato che confuta del tutto le affermazioni che le donne restano ingiustamente a carico degli ex mariti/compagni dopo le separazioni. Semmai invece dobbiamo puntare l'attenzione su un fatto grave, certo, ma purtroppo strettamente legato a un discorso culturale tipicamente italiano: quello dell'abbandono del lavoro da parte delle donne per occuparsi della cura della famiglia - con e senza figli, e cio' anche a causa di una scarsa o quasi inesistente politica del Welfare in italia. La prolungata assenza delle donne dal mondo del lavoro dovuta ai compiti di accudimento di casa e famiglia,non consente loro di rientrare a lavorare se non con grande fa! tica , non avendo una giusta preparazione, e ancor meno esperienza professionale.
A chi dice che "fare il padre , e' un diritto e non un 'elemosina" (cit. T. Timperi) , rispondiamo che e' un diritto che le donne si conquistano ogni giorno, mantenendo, curando e dando ai figli cio' di cui necessitano e cui la maggior parte dei padri separati (85%) invece non e' interessata.
Come sostiene Marino Maglietta, socio onorario dell'AIMeF Associazione Italiana Mediatori Familiari e membro della Consulta Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza "Gianni Rodari", "ci sono casi di grossi sacrifici da parte dei padri, ma vedo tante più donne separate in difficoltà per il disinteresse dei padri nei confronti dei figli. Sono padri che ci sono fanno male a tutti, anche a chi vorrebbe una legge più equilibrata sull'affidamento dei figli, e inducono la magistratura a scelte sbagliate".
Maglietta stima nel 15% delle separazioni giudiziali la categoria dei padri emarginati, "il restante 85% è ben contento di fare il padre assente.
Ribatte Vittorio Vezzetti, Presidente di Adiantum, l'Associazione delle associazioni nazionali di tutela dei minori (dai Papà separati alle Mamme separate a Figli per sempre): "facciamo anche che siano il 10% del totale, si tratta sempre di 140-150.000 genitori massacrati dai Tribunali italiani".
Gia', perche dietro al grande clamore che molte associazioni fanno, ci sono un pugno di uomini, come dice Vezzetti, e moltissime donne , quell' 85% i cui ex sono assenti: diamo quindi alle cose la giusta dimensione .
Il Sig. Timperi non si accontenta di ribadire, parlando della Fiction trasmessa su Raiuno 'Saro' sempre tuo padre':<<Ho trovato alto il fatto che Raiuno, da sempre attenta alle istanze della so! cieta', abbia avuto il coraggio di fotografare questa emergenza. Al netto di inutili buonismi.>> ma va ben oltre << Gli sceneggiatori hanno lavorato bene. Anche se potevano osare di piu'. Approfondendo il discorso della madre malevola. Ma sarebbe stato chiedere troppo considerato che viviamo in Italia.>>
Stupisce il triste e gratuito sarcasmo misogino di Timperi, e ancor piu' la strumentalizzazione che viene fatta da parte della Rai su temi tanto delicati che vengono trattati nella fiction con una leggerezza che non ci si puo' permettere quando ci sono in ballo vite di minori e di donne dipinte sempre e solo come 'arpie sanguisughe', una strumentalizzazione sicuramente involontaria da parte della RAI, che e' figlia del grande battage pubblicitario di cui le molte Associazioni si fanno portavoci sul web, schierandosi e insultando persino le donne e senza fare distinguo.
Riportiamo qui solo alcuni degli esempi con cui nelle newsletter dell'associazione Genitori sottratti si fa riferimento alle donne: madre parassita, padre spremuto , moglie 'ruba' la casa del marito, figlia 'lavativa' maggiorenne ancora a carico del padre etc.
Al di la' del sarcasmo gratuito, le madri malevole cui il Sig. Timperi fa riferimento sono quelle che l'Istat e la Caritas Italiana hanno fotografato
<< le persone separate/divorziate rappresentano il 12,7% delle persone che si rivolgono ogni anno alla Caritas Italiana La metà di loro (50,9%) ha problemi di povertà. Il 13% vive con figli minori (ndr nella per la maggior parte dei casi vivono con le madri)
Ma se (purtroppo) si deve guardare su chi ricadono nella media i danni, "certamente esistono padri in gravi condizioni, ma i dati Istat ci dicono che sono le donne sole e con figli separate/divorziate le persone a maggior ri! schio di povertà e non lo afferma solo l'Istat ma anche altre ricerche", come dice Linda Laura Sabbadini, direttore di dipartimento Istat.
I dati Istat sull'incidenza di povertà relativa del 2010 dicono che tra gli uomini separati e single è povero l'1,6%, dato che cresce al 3,5% tra le donne single separate. Il dato esplode in presenza di figli: le donne monogenitore sono povere nel 10,4% dei casi, dato che sale al 15,4% se il figlio è minorenne. Per gli uomini il dato statistico di povertà è in molti casi non significativo.
Sempre la Caritas Italiana dichiara che del 12,7% di separati/divorziati che chiede aiuto alla Caritas, il 66,5% è donna, il 33,5% è uomo e "non ci sono modifiche significative nel tempo di questo rapporto", dicono all'Ufficio studi dell'organizzazione pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana), sottolineando che "noi non riscontriamo il fenomeno dei padri separati che ricorrono all! a Caritas così come viene descritto. >>
A chi dice infine che i padri separati sono i nuovi poveri rispondiamo con quanto sopra denunciato dalla Caritas e aggiungiamo:
<<Istat ' Relazione separazione e divorzi 2011: il 75% dei padri separati non e' in regola con il pagamento degli alimenti.
Nel 2008, solo il 24,4% degli uomini separati,divorziati o riconiugati ha versato regolarmente denaro per l'ex coniuge o per i figli, percentuale che sale al 36% se al momento della separazione erano presenti figli minori.
I versamenti sono stati effettuati per l'ex coniuge nell'8,5% dei casi e per figli nel 15,9%; quest'ultima percentuale sale al 26,4% se al momento della separazione erano presenti figli minori.
<<Sul punto della povertà dei padri, Chiara Saraceno, sociologa della famiglia cui si devono! alcuni dei principali studi sul tema, ha una visione netta. "È vero - dice - che c'è una minoranza di papà separati non abbienti per i quali la separazione produce dei costi e diminuisce il tenore di vita solo per il fatto di pagare l'affitto perché la casa è rimasta alla moglie perché lì abitano i figli . Ma oggi nei Tribunali si vede solo il flusso che esce dalle tasche dei padri e non si vede l'inadeguatezza di ciò che entra in quelle delle madri e non per cattiveria dei padri. Spessissimo i giudici sono più simpatetici nei confronti di un padre piuttosto che interrogarsi sull'altra parte, i bambini mangiano tutti i giorni. È una guerra tra poveri, ma proprio perché la donna a volte ha lasciato il lavoro e ha dedicato più tempo alla famiglia che non al lavoro, la sua capacità di lavoro è diminuita: è la persona con lo stecchino più corto
In conclusione comunque, a farne le spese sono quasi sempre i figli, di qualunque eta'. I cam! biamenti intervenuti nelle condizioni economiche della famiglia a seguito dello scioglimento dell'unione possono determinare difficolta' di accesso per i figli all'assistenza medica, alle vacanze o ad attivita' del tempo libero. In effetti, la maggior parte delle rinunce cui sono costretti i figli nei due anni successivi alla separazione dei genitori sono dovute a motivi economici: e' questa la ragione che impedisce al 5% dei genitori di sostenere per i figli le spese mediche con la frequenza necessaria, al 14,7% di far loro frequentare corsi extra scolastici, al 16,1% palestre e centri sportivi, e al 24,1 % di far andare i figli in vacanza nei luoghi e per la durata che era loro abituale.
Il 9,3% dei genitori dichiara che, per motivi economici, almeno un figlio ha dovuto rinunciare a vedere amici per bere qualcosa o mangiare insieme con la frequenza abituale, il 13,1% ad andare al cinema, teatro, stadio ecc., e il 17,4% a spendere con rego! larita' una piccola somma di denaro per esigenze personali.>> (Istat, Relazione divorzi e separazioni 2011)
In seguito alla pubblicazione, da parte dell'Istat,
della Relazione Divorzi e Separazioni 2011:
http://www.genitorisoli.it/notizie.asp?id=456
A chi dice che in Italia esiste una legge che tutela solo le donne dopo la separazione, vorremmo rispondere coi dati appena pubblicati da una fonte accreditata e certa , l'Istat, Relazione Divorzi e separazioni 2011e altri dati pubblicati dalla Caritas italiana .
<<Le separazioni che si concludono con l’assegno di mantenimento al coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono 1 su 5 (21,1% dei casi nel 2009). In 4 casi su 5 nessuno dei due coniugi si deve niente. Solo due anni prima (2007) le separazioni con assegno al coniuge erano il 27,1%, un po’ più di 1 su 4. Va detto che, nella serie storica dal 2000 a oggi il 2007 è stato l’anno di punta.
Inutile commentare il dato che confuta del tutto le affermazioni che le donne restano ingiustamente a carico degli ex mariti/compagni dopo le separazioni. Semmai invece dobbiamo puntare l'attenzione su un fatto grave, certo, ma purtroppo strettamente legato a un discorso culturale tipicamente italiano: quello dell'abbandono del lavoro da parte delle donne per occuparsi della cura della famiglia - con e senza figli, e cio' anche a causa di una scarsa o quasi inesistente politica del Welfare in italia. La prolungata assenza delle donne dal mondo del lavoro dovuta ai compiti di accudimento di casa e famiglia,non consente loro di rientrare a lavorare se non con grande fa! tica , non avendo una giusta preparazione, e ancor meno esperienza professionale.
A chi dice che "fare il padre , e' un diritto e non un 'elemosina" (cit. T. Timperi) , rispondiamo che e' un diritto che le donne si conquistano ogni giorno, mantenendo, curando e dando ai figli cio' di cui necessitano e cui la maggior parte dei padri separati (85%) invece non e' interessata.
Come sostiene Marino Maglietta, socio onorario dell'AIMeF Associazione Italiana Mediatori Familiari e membro della Consulta Nazionale per l'Infanzia e l'Adolescenza "Gianni Rodari", "ci sono casi di grossi sacrifici da parte dei padri, ma vedo tante più donne separate in difficoltà per il disinteresse dei padri nei confronti dei figli. Sono padri che ci sono fanno male a tutti, anche a chi vorrebbe una legge più equilibrata sull'affidamento dei figli, e inducono la magistratura a scelte sbagliate".
Maglietta stima nel 15% delle separazioni giudiziali la categoria dei padri emarginati, "il restante 85% è ben contento di fare il padre assente.
Ribatte Vittorio Vezzetti, Presidente di Adiantum, l'Associazione delle associazioni nazionali di tutela dei minori (dai Papà separati alle Mamme separate a Figli per sempre): "facciamo anche che siano il 10% del totale, si tratta sempre di 140-150.000 genitori massacrati dai Tribunali italiani".
Gia', perche dietro al grande clamore che molte associazioni fanno, ci sono un pugno di uomini, come dice Vezzetti, e moltissime donne , quell' 85% i cui ex sono assenti: diamo quindi alle cose la giusta dimensione .
Il Sig. Timperi non si accontenta di ribadire, parlando della Fiction trasmessa su Raiuno 'Saro' sempre tuo padre':<<Ho trovato alto il fatto che Raiuno, da sempre attenta alle istanze della so! cieta', abbia avuto il coraggio di fotografare questa emergenza. Al netto di inutili buonismi.>> ma va ben oltre << Gli sceneggiatori hanno lavorato bene. Anche se potevano osare di piu'. Approfondendo il discorso della madre malevola. Ma sarebbe stato chiedere troppo considerato che viviamo in Italia.>>
Stupisce il triste e gratuito sarcasmo misogino di Timperi, e ancor piu' la strumentalizzazione che viene fatta da parte della Rai su temi tanto delicati che vengono trattati nella fiction con una leggerezza che non ci si puo' permettere quando ci sono in ballo vite di minori e di donne dipinte sempre e solo come 'arpie sanguisughe', una strumentalizzazione sicuramente involontaria da parte della RAI, che e' figlia del grande battage pubblicitario di cui le molte Associazioni si fanno portavoci sul web, schierandosi e insultando persino le donne e senza fare distinguo.
Riportiamo qui solo alcuni degli esempi con cui nelle newsletter dell'associazione Genitori sottratti si fa riferimento alle donne: madre parassita, padre spremuto , moglie 'ruba' la casa del marito, figlia 'lavativa' maggiorenne ancora a carico del padre etc.
Al di la' del sarcasmo gratuito, le madri malevole cui il Sig. Timperi fa riferimento sono quelle che l'Istat e la Caritas Italiana hanno fotografato
<< le persone separate/divorziate rappresentano il 12,7% delle persone che si rivolgono ogni anno alla Caritas Italiana La metà di loro (50,9%) ha problemi di povertà. Il 13% vive con figli minori (ndr nella per la maggior parte dei casi vivono con le madri)
Ma se (purtroppo) si deve guardare su chi ricadono nella media i danni, "certamente esistono padri in gravi condizioni, ma i dati Istat ci dicono che sono le donne sole e con figli separate/divorziate le persone a maggior ri! schio di povertà e non lo afferma solo l'Istat ma anche altre ricerche", come dice Linda Laura Sabbadini, direttore di dipartimento Istat.
I dati Istat sull'incidenza di povertà relativa del 2010 dicono che tra gli uomini separati e single è povero l'1,6%, dato che cresce al 3,5% tra le donne single separate. Il dato esplode in presenza di figli: le donne monogenitore sono povere nel 10,4% dei casi, dato che sale al 15,4% se il figlio è minorenne. Per gli uomini il dato statistico di povertà è in molti casi non significativo.
Sempre la Caritas Italiana dichiara che del 12,7% di separati/divorziati che chiede aiuto alla Caritas, il 66,5% è donna, il 33,5% è uomo e "non ci sono modifiche significative nel tempo di questo rapporto", dicono all'Ufficio studi dell'organizzazione pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana), sottolineando che "noi non riscontriamo il fenomeno dei padri separati che ricorrono all! a Caritas così come viene descritto. >>
A chi dice infine che i padri separati sono i nuovi poveri rispondiamo con quanto sopra denunciato dalla Caritas e aggiungiamo:
<<Istat ' Relazione separazione e divorzi 2011: il 75% dei padri separati non e' in regola con il pagamento degli alimenti.
Nel 2008, solo il 24,4% degli uomini separati,divorziati o riconiugati ha versato regolarmente denaro per l'ex coniuge o per i figli, percentuale che sale al 36% se al momento della separazione erano presenti figli minori.
I versamenti sono stati effettuati per l'ex coniuge nell'8,5% dei casi e per figli nel 15,9%; quest'ultima percentuale sale al 26,4% se al momento della separazione erano presenti figli minori.
<<Sul punto della povertà dei padri, Chiara Saraceno, sociologa della famiglia cui si devono! alcuni dei principali studi sul tema, ha una visione netta. "È vero - dice - che c'è una minoranza di papà separati non abbienti per i quali la separazione produce dei costi e diminuisce il tenore di vita solo per il fatto di pagare l'affitto perché la casa è rimasta alla moglie perché lì abitano i figli . Ma oggi nei Tribunali si vede solo il flusso che esce dalle tasche dei padri e non si vede l'inadeguatezza di ciò che entra in quelle delle madri e non per cattiveria dei padri. Spessissimo i giudici sono più simpatetici nei confronti di un padre piuttosto che interrogarsi sull'altra parte, i bambini mangiano tutti i giorni. È una guerra tra poveri, ma proprio perché la donna a volte ha lasciato il lavoro e ha dedicato più tempo alla famiglia che non al lavoro, la sua capacità di lavoro è diminuita: è la persona con lo stecchino più corto
In conclusione comunque, a farne le spese sono quasi sempre i figli, di qualunque eta'. I cam! biamenti intervenuti nelle condizioni economiche della famiglia a seguito dello scioglimento dell'unione possono determinare difficolta' di accesso per i figli all'assistenza medica, alle vacanze o ad attivita' del tempo libero. In effetti, la maggior parte delle rinunce cui sono costretti i figli nei due anni successivi alla separazione dei genitori sono dovute a motivi economici: e' questa la ragione che impedisce al 5% dei genitori di sostenere per i figli le spese mediche con la frequenza necessaria, al 14,7% di far loro frequentare corsi extra scolastici, al 16,1% palestre e centri sportivi, e al 24,1 % di far andare i figli in vacanza nei luoghi e per la durata che era loro abituale.
Il 9,3% dei genitori dichiara che, per motivi economici, almeno un figlio ha dovuto rinunciare a vedere amici per bere qualcosa o mangiare insieme con la frequenza abituale, il 13,1% ad andare al cinema, teatro, stadio ecc., e il 17,4% a spendere con rego! larita' una piccola somma di denaro per esigenze personali.>> (Istat, Relazione divorzi e separazioni 2011)
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